25-26-27 settembre a Modena un Worshop teatrale con il gruppo Open Circle di Novi Sad (SERBIA)

Mentre giunge la notizia del riconoscimento del Teatro dei Venti come titolare di residenze artistiche della Regione Emilia Romagna in ottemperanza all’art. 45 del nuovo FUS, nasce il programma della prossima edizione di Trasparenze.

Si parte con un appuntamento internazionale, con il gruppo serbo OPEN CIRCLE, da Novi Sad, che sarà a Modena dal 19 settembre, e proporrà un workshop dal 25-26-27 settembre. Ecco le prime info su questo appuntamento.

Venerdì 25 settembre ore 19.00-22.00
Sabato 26 settembre ore 10.00-13.00 – 15.00-18.00
Domenica 27 settembre ore 10.00-13.00 – 15.00-18.00

Presso Teatro dei Segni – via S.G.Bosco, 150 Modena
nell’ambito di Trasparenze Residenze

ISCRIZIONI APERTE DAL 1 SETTEMBRE

Partecipazione gratuita riservata ai corsisti del Centro di Formazione / Teatro dei Venti – nell’ambito del progetto Urban Theater Experience – Funder 35

Un workshop in cui si lavorerà sulle tecniche di teatro fisico e l’applicazione della musica in teatro (canto e body percussion ), con alcuni elementi di psicoterapia corporea.
Ogni giornata inizierà con alcune routine per verificare la condizione fisica, la presenza sul palco, la consapevolezza dello spazio interno ed esterno e per favorire la creazione delle dinamiche di gruppo. Si partirà da esercizi che si basano sulla biomeccanica del corpo, e si lavorerà sulla concentrazione, la coordinazione, la memoria e l’equilibrio. E’ prevista una dimostrazione di lavoro finale.

Workshop condotto da Milena Pavlović, Vanja Žikić, Marko Dinjaški, Ana Vrbaški

L’appuntamento con OPEN CIRCLE fa parte delle Residenze della stagione 2015-2016. A breve sarà disponibile il programma completo della loro permanenza a Modena e le diverse attività in partenza.

Open Circle Novi Sad

OPEN CIRCLE è un’associazione con sede a Novi Sad (SERBIA) che lavora sull’utilizzo di pratiche teatrali e psicologiche. Nel suo lavoro utilizza diverse tecniche del teatro fisico e sociale, combinate con la musica, la ricerca sul movimento, così come la conoscenza e le competenze psicologiche. L’associazione è formata da un team di persone con diverse competenze ed esperienza internazionale. Il suo lavoro si orienta su diverse tipologie di pubblico: i bambini, i giovani e gli adulti con disabilità, con disturbi dello sviluppo e di apprendimento, e con molti altri gruppi di persone.
OPEN CIRCLE organizza workshop, spettacoli teatrali, seminari, festival e colonie. Un posto speciale nel lavoro del gruppo è riservato alla ricerca multidisciplinare e alle pratiche orientate verso il cambiamento sociale.

Il gruppo è partner del Teatro dei Venti nel Programma Politiche Minorili in Serbia promosso dal Comune di Modena e finanziato dalla Regione Emilia Romagna, e svolgerà una residenza artistica nell’ambito di Trasparenze 2015/2016.

INFO E ISCRIZIONI dal 1 settembre
059 7114312 – 389 7993351
info@teatrodeiventi.it – comunicazione@trasparenzefestival.it

Trasparenze Festival in 2 minuti [terza edizione]

Le atmosfere del Festival appena concluso: teatro, musica, socialità e gli auguri per il decennale del Teatro dei Venti dalle voci di due amici speciali.

Grazie a Eugenio Barba e Julia Varley / Odin Teatret per gli auguri e la vicinanza.

Video di Raffaele Manco

“Trasparenze è proprio un bel luogo in cui parlarsi”

In questa terza edizione di Trasparenze Festival la Konsulta (iscriviti alla lista Twitter) si è “messa in gioco” partecipando a un contest creativo che l’ha vista divisa in due squadre: il Team PAK e il Team SOF, rispettivamente capitanati da Simone Pacini e Salvatore Sofia: coordinatori del #Konsulta LAB – laboratorio di Social Media Storytelling, che si è svolto nei giorni del festival.

Ap il giorno prima dell'inizio del lab

Ap il giorno prima dell’inizio del lab (da Instagram)

I partecipanti hanno scelto come tema tra “PEOPLE”, “PLACES” e “PERFORMANCES”, ovvero hanno scelto di raccontare (con post su Twitter e Instagram) lo staff del festival [PEOPLE], il quartiere San Giovanni Bosco che ospita la rassegna [PLACES] o le fasi di allestimento degli spettacoli da loro scelti e i laboratori [PERFORMANCES]. I sei migliori post per ciascun team hanno avuto accesso alla finale.

I tredici finalisti sono stati visionati da “Igers Modena” la community degli Instagramers di Modena che ha selezionato i tre post più interessanti e divertenti: quelli dove la somma di testo + immagine racconti meglio un punto di vista personale e originale. Gli autori dei tre post vincitori hanno ricevuto un premio che è stato consegnato domenica 10 maggio durante l’incontro pubblico nel foyer en plein air del festival. Puoi vedere i post vincitori, i finalisti e una selezione ulteriore in questo Storify.

Le vincitrici!

Le vincitrici! (da Instagram)

Durante il festival inoltre si è scelto WhatsApp come canale di comunicazione e attraverso il gruppo “carbonaro” abbiamo discusso sugli spettacoli. Non un laboratorio di scrittura, non un diario del festival, ma una modalità diretta per far interagire e far riflettere i giovani spettatori sul teatro, utilizzando il loro strumento preferito. Perchè le nuove generazioni non vanno (solo) educate, ma anche messe nelle condizioni di esprimere il loro pensiero. Ecco una selezione di quello che ci siamo scritti:

Trasparenze é proprio un bel luogo in cui parlarsi.”
[La Konsulta di #Trasparenze3]

Spettacolo che devasta con la sua freschezza.
[La Konsulta su Sandokan de I Sacchi di Sabbia]

Ho visto della tenerezza, della rabbia, della paura e della sana ironia.
[La Konsulta su Stasera sono in vena di Oscar De Summa]

Ho trovato davvero quello che stavo cercando.
[La Konsulta su Luna Park di Leviedelfool]

Mi ha annodato le viscere.
[La Konsulta su Morte di Zarathustra di Teatro Akropolis]

Spaccoso!
[La Konsulta su Amleto Fx di VicoQuartoMazzini]

Quella schiena toglieva il fiato, era erotica ed extraterrestre.
[La Konsulta su L’ombra della sera di Teatropersona]

Un momento del lab al Konsulta Corner

Un momento del lab al Konsulta Corner – foto: Chiara Ferrin

Su Sandokan de I Sacchi di Sabbia:
“Sono stati pazzeschi! Temevo mi annoiassero, che alla lunga queste verdure sarebbero diventate un peso. Invece sono stati capaci di innovarsi. E vabbè, grasse risate. Davvero bravi, a volte eccessivi, avrei evitato l’intervento della tizia del pubblico. Per il resto davvero convincenti ed esilaranti (vorrei scoprire la genesi, come sono arrivate quelle verdure la prima volta sulla scena?).”
“Pensavo di stare per morire! Uno spettacolo completo, una perla. Passare da frasi come “la Tigre di Mompracem smetterà di esistere”, pronunciato in tono drammatico, a “lo faremo parlare” riferito a uno spicchietto d’aglio….. esilarante! E’ quel genere di spettacolo che devasta con la sua freschezza (una patata pirata è rotolata fino a me!).”
“Meraviglioso: era da tanto che non mi capitava di ridere a teatro… credo di aver alzato le sopracciglia solo quando c’è stato l’intervento della ragazza del pubblico. Altro piccolo neo: le frasi qua e là in dialetto campano erano divertenti e creavano un piacevole contrasto con i ritagli dei dialoghi e descrizioni di Salgari, ma verso la fine ne hanno aumentato nettamente la frequenza.. mi piacevano di più con l’effetto sorpresa ma è giusto per fare un appunto, perché lo spettacolo mi è piaciuto tantissimo!”
“L’ho trovato assolutamente geniale, benché inizialmente mi sia trovata in difficoltà nel seguirlo. Una volta capito ciao. Sono morta. Ho trovato estremamente interessante il fatto che le verdure fossero armi. Il fatto che fosse chiaro quando la perla era la perla perché se la metteva in testa. E il gioco della giungla. Quando sono spariti con la testa dentro al sacchetto!? Geniale! Leggero e divertente.”
“Ho apprezzato il modo con il quale sono riusciti a raccontare una storia attraverso l’uso dell’immaginazione, usando oggetti comuni come le verdure, o lo scottex, o oggetti da cucina e rendere l’intero spettacolo interessante, divertente e particolare. Particolare perché é bastato poco per realizzare a parer mio qualcosa di grande, qualcosa di intenso seppur sempre comico. Hanno avuto la capacità di non farmi annoiare, di non farmi distrarre ma di riuscirmi a raccontare questa storia in maniera chiara e diretta, senza giri di parole o troppe cose. Sono stati grandi sotto tutti i punti di vista.”

Su Boxe di Lo Sicco/Civilleri
“Un po’ banali. Questa allegoria tra pugile e artista (?) un po’ trita e ritrita. L’idea del palco nudo non mi piace particolarmente, trovo sia una cosa già fatta, che spera di passare come originale. Senza contare che il pugilato non si fonda sul “distruggi il tuo avversario, spaccagli le ossa, gli devi volere male”. Loro spesso caricaturali e troppo eccessivi. Ho apprezzato la ragazza che faceva lo sgabello umano. Alcune immagini potevano essere anche forti, ma sono state portate allo sfinimento, esagerate. Bello il momento della pesatura, in cui è diventato una marionetta ad esempio, poteva essere sfruttato meglio.”
“A me è sembrato come se avessero lasciato al caso dei pezzi. Li ho trovati esagerati in certi momenti. Ma ci sono state anche delle immagini che mi sono piaciute molto, e delle figure che ho apprezzato di più di altre. Non mi piaceva molto il protagonista, e pure l’ubriacone. E sticazzi però è un debutto. Sicuro valuteranno ciò che ha funzionato e cosa no.”
“Un po’ noioso! Il protagonista ingenuo e puro che ha un sogno che gli si sgretola tra le mani, e l’alcolizzato ostentato fino all’esasperazione, li ho trovati triti (non so quale sia il termine in italiano corretto)! Bella la scena della pesa, lunga e pesante quella in cui il protagonista spazza!”
“Prima parte noiosa e non incisiva. Ho incominciato ad interessarmi quando sono andati a dormire e una tipa ha detto “la notte è dei sogni”. Da lì ho iniziato ad afferrare il significato, che però verso la fine si è indebolito un po’. Non mi è piaciuto troppo, ma alcuni momenti li ho trovati veramente belli.”
“Posso dire con sicurezza di non tollerare il protagonista.”
“Ottima scenografia, ben elaborata e complessa, bel modo di raccontare la loro storia ma non abbastanza bravi da riuscire a catturare l’attenzione. Troppo esagerato, troppo elaborato. Discorsi intensi e seri, ma scontati, già sentiti e visti, seppur in maniera differente. Ho apprezzato in generale il modo con cui lo hanno fatto, ma non mi ha colpito come speravo.”

Si scherza e si suona al Keller Bar - foto: Chiara Ferrin

Si scherza e si suona al Keller Bar – foto: Chiara Ferrin

Su STASERA SONO IN VENA di Oscar De Summa
“L’effetto sulla voce a volte era troppo invasivo; troppe canzoni, il numero ne ha indebolito la forza. Testo troppo lungo, porta a trattenere la naturalezza che invece possiede. Però spettacolo buono, vivo, con tecnica. Vedere uno spettacolo in carcere è stato uno spettacolo nello spettacolo. Il momento più toccante per me? Quando i carcerati si sono alzati in piedi per applaudire/ringraziare De Summa.”
“Emozionante da morire. Quell’ora è passata senza pesare :) e bo. Ho visto della tenerezza, della rabbia, della paura e della sana ironia.”
“Trovo sia meraviglioso che questo festival si svolga anche all’interno del carcere. E’ stata un’emozione bella forte.”

Su Luna Park di Leviedelfool
“Bellissimo! La fine mi ha molto emozionata! Mi è piaciuta anche la parte in spagnolo, malgrado capissi una parola ogni cinque! L’inizio, quando ha parlato al microfono, l’avrei tagliato! Un altro piccola pecca è stata la lunghezza, che forse avrei sentito meno se fossi stata su una sedia più comoda!”
“10 e lode, e lui è un tizio gustosissimo.”
“Intenso e vero. Il gioco di luci ha aiutato a non perdere mai l’attenzione e ad entrare a piedi pari nella tangenziale della mente del protagonista.”
“Molto toccante. Divertente e profondo. In due parti ho pianto. Le parole erano veramente ben scelte, i piccoli racconti mi hanno lasciato molto. Mi sono sentita molto coinvolta, partecipe di un viaggio che in fondo tutti prima o poi affrontano. Ottimo spunto su cui riflettere.”
“Geniale l’interpretazione di Lola, questo accarezzare continuo l’aria col palmo che ricorda il rapporto che si ha con un cane e anche il rapporto che ha un cane con la sua coda. Mi ha presabene un tot.”
“Ho iniziato a sentire i brividi all’inizio, quando di fronte a me c’era il palco buio illuminato soltanto dalla luce calda e quella musica in sottofondo che riusciva a penetrare e toccarti lentamente a trasmetterti un senso di malinconia. Inizialmente pensavo fosse uno spettacolo come tanti, interessante sì, ma comune ad altri; l’avevo già visto, in parte, tra le proposte e mi aveva molto colpito il modo con il quale recitava quella parte, cosa diceva e di cosa parlava. Guardando lo spettacolo interamente ho avuto conferma di questa prima impressione, è riuscito a raccontare una storia, delle storie, a raccontare di qualcosa che andasse oltre la tangenziale, i cracker, o Francy, è riuscito ad arrivare a parlare di qualcosa di profondo e fin troppo interiore, che è riuscito a colpirmi, a prendere il sopravvento. Mi ha dato modo di pensare a tutto ciò che diceva anche dal mio punto di vista e questo mi ha fatto piangere, mi ha interessato e ho sentito l’intero monologo mio, parte di me, sono riuscito a mettermi nei suoi panni in molti momenti. Ho anche riso, mi sono divertito e penso sia stato qualcosa di assolutamente intenso.”
“Io già sapevo di amarlo. Sembravano ricordi di sogni disordinati e movimentati. Quei sogni che si fanno ad occhi aperti, pensieri confusi sulla nostra realtà ma così lucidi allo stesso modo, quei sogni che fanno tutti. Da sapore familiare.”
“Bellissimo, stupendo, emozionante. E’ stato un vero e proprio viaggio. Nel finale mi ha portato con sè, una liberazione. Il discorso con Schettino/Dio è stato veramente commovente, anche il pezzo sulle mani. Bellissimo. Mi ha fatta ridere e piangere. Ho trovato davvero quello che stavo cercando.”

– Com’era la frase di cracker sulla pioggia?
– Era tipo: “Quali forme distingui nella pioggia?” Una roba del genere.
– Ecco brava. Penso che sarà il quarto tatuaggio
– Tatuati una frase più profonda, tipo “Do you want a cracker?” :-)
– Oppure “My cracker is the best!”
– A me è piaciuta “Le mani in tasca sono i resti di ciò che avremmo voluto dire”.
– Riguarderei pure quello e mi segnerei un sacco di frasi!

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Da WhatsApp

Su Canelupo Nudo di Nerval Teatro
“E’ stato strano e curioso! Non ho ancora capito bene cosa volesse trasmettere, ma ci sto riflettendo!”
“A me è piaciuto, è stato talmente strano che mi ha costretta a dedicargli tutta la mia attenzione.”
“E’ stato emozionante a modo suo.”
“Loro bravissimi, lo spettacolo molto veloce un po come quei sogni strani che uno fa al mattino poco prima di svegliarsi, veloce, delirante ed emotivamente strano.”
“Ho capito solo la merda, in tutte le sue sfumature.”
“Ho provato a stare attento per l’intero spettacolo, ho provato a non distrarmi e a cercare di capire ciò che avevano portato in scena, ma non ci sono riuscito, ho provato un senso di smarrimento fino alla fine e mi ha lasciato turbato. E’ stato forse troppo per me, troppo in tutto. Ho apprezzato il finale, i due monologhi che hanno chiuso lo spettacolo, la musica e le luci. Fino a quel momento però ho trovato le parole e il modo di recitare difficili da comprendere.”
“Boh. Forse poteva piacermi ma sono uscita dopo dieci minuti perché stava inquinando il sentimento dello spettacolo prima che volevo conservare.”
“Hanno voluto mostrare quel tipo di dolore e di rabbia che ti viene dalle viscere. Come la merda. E che è così forte che dà fastidio, come le luci e i suoni che hanno usato. Che è molto personale e sicuramente non bello da vedere. E oltre alla rabbia e al dolore, anche la totale nudità, mostrarsi all’altro per intero, comprese le parti brutte di se stessi (la conversazione sul desiderare la morte della compagna o del compagno).”

Su Ulisse di Scenica Frammenti
“Bravo l’attore, carico ed energico ma sembrava troppo un cabaret. Mi ha annoiato e assonnato terribilmente riascoltare tutta la storia di Ulisse per l’ennesima volta. Ottima prestazione fisica data l’enfasi dei movimenti.”

Su Morte di Zarathustra di Teatro Akropolis
“Casto sadoporno.”
“Bellissimo. A me ha lasciato qualcosa di forte, mi ha annodato le viscere. Ho pianto. Non posso dire di aver capito cosa sia successo su quel palco, perché mi mancava la conoscenza del testo di riferimento. Tuttavia mi ha veramente presa, tenuta attaccata. Ci sono stati momenti fortissimi, altri forse troppo lunghi. Il momento in cui lei era da sola con la bocca spalancata è stato bellissimo. Come anche il momento iniziale. Ho visto chiaramente tutti i momenti e passaggi che hanno affrontato. Tra l’uno e l’altro forse poteva esserci un passaggio meno netto, un’evoluzione, che invece ho visto poco. Anche la scelta della musica, dei momenti di luce e buio, sono stati molto suggestivi. Bravissimi.”
“Uno spettacolo davvero particolare. Intenso, profondo, commovente in alcuni momenti. Un’idea di fondo che ha dato la possibilità allo spettacolo di risultare giusto e non pensante, non esagerato. Mi é piaciuto, proprio queste sensazioni che ho provato, mi ha lasciato un senso di turbamento interiore e vorrei riguardarlo per dare maggior senso a ciò che ho già visto. Mi sono particolarmente piaciute le scene in cui tutti e quattro i personaggi si scambiavano tra loro e avvicinavano i loro visi quasi per baciarsi.”

Su LA FAMIGLIA CAMPIONE de Gli Omini
“Bravi, storia interessante, a tratti divertente, a tratti di una pesantezza disumana. Li ho apprezzati anche se non mi hanno emozionata particolarmente. La cosa davvero speciale è stata che mi hanno ricordato i momenti in cui anche io ho vissuto sulla mia pelle alcune di quelle cose. Bellissimo il momento in cui Bianca comunica con l’esterno. Il momento della canzone/ballo è stato meraviglioso, l’idea delle luci divertente e tenera. Anche il momento successivo è stato veramente bello. Pesante e bello. Quello che ho apprezzato di più è stato Francesco. Loro credibili, storia verosimile, che sfiora veramente lo scheletro di una famiglia.”
“Uno spettacolo davvero ben riuscito, al di là delle battute e i momenti di risata, divertenti, ciò che ha reso questo spettacolo assolutamente completo sono stati i vari tipi di personaggi che ci hanno mostrato il loro modo di comportarsi, ciò che pensavano, come si ponevano tra loro in scena e con noi. Ho davvero apprezzato ogni cosa di questo spettacolo, a partire dalla semplicità della scenografia alle singole storie dei personaggi, al loro modo di raccontarcele, queste storie. Ho apprezzato il loro raccontare questa situazione attuale di famiglia che ormai é in molte famiglie italiane, il buttar sul ridere molte cose che in realtà se ascoltate bene facevano riflettere, ti facevano capire cosa si prova in queste situazioni. E in questo sono stati giusti, non noiosi, mai esagerati.”

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Da WhatsApp

Su I RAGAZZI DEL CAVALCAVIA di Industria Indipendente
“L’ho visto senza sapere nulla. Non sapevo dove volesse andare a parare. Ho sofferto molto durante lo spettacolo, perché non succedeva niente. Non riuscivo a capire quale fosse l’obiettivo, il messaggio che volevano lasciarmi. E alla fine eccolo. Chiaro. Semplice. Immediato. Forte. Erano annoiati, quindi hanno ucciso una persona. (SBLAM!) Mi spiace che il pubblico sia stato così freddo. Ma penso sia stato uno spettacolo che ha lasciato spiazzati anche altri, oltre a me. Immagino servisse un po’ di tempo per digerirlo. Forse avrei preferito dei personaggi meno molesti, in cui mi potessi immedesimare, sarebbe stato più forte. Invece già prima del finale quei personaggi risultavano insopportabili, quindi creare un contatto empatico è stato impossibile. Penso che se mi fossi sentita su quel cavalcavia insieme a loro il finale mi avrebbe davvero massacrata.”
“Credo che il distacco per l’ultimo spettacolo fosse voluto, in modo da creare uno sguardo critico, esterno e oggettivo su quel periodo orrendo che io ricordo perché avevo 12 anni (miiii, so vecchia).”
“Avendo letto la trama, mi ero fatto un’idea dello spettacolo. E mi ha deluso. Purtroppo, hanno costruito una storia troppo dettagliata, esagerata prima di raccontare il vero avvenimento per il quale è stato fatto lo spettacolo. Sono stati noiosi, lunghi, pesanti e molte volte troppo irritanti. Ho apprezzato la scena iniziale, il sasso illuminato dalla luce azzurra, la scena della discoteca e la scena finale sul cavalcavia. Il resto dello spettacolo non sono riuscito a farlo mio, forse per i personaggi già troppo formati, forse per il modo con il quale volevano farci arrivare i loro discorsi.. Non lo so. Posso solo dire con dispiacere che non sono riuscito ad apprezzare questo spettacolo, nonostante ritenga che molti discorsi tra i personaggi fossero davvero interessanti, così come la storia di partenza.”
“Non mi é dispiaciuto, almeno fino al Natale, dove erano più umani e non avevi troppa voglia di strappargli la faccia. Non capivo, e questo mi dava fastidio, poi però quando é stato palese e chiaro, l’ultima scena é diventata devastante. Loro mi piacevano nonostante, e mi rendo conto che non ne hanno colpa, il tremendo accento. Davvero tremendo! Comunque a parte ciò ho trovato certe parti esasperate, e col solo scopo di farti incazzare. E forse.. Bo va bé. Ogni tanto non avevo più la faccia, e non ce la facevo più. La scena del bowling mi é piaciuta un sacco. E pure quella della discoteca (macarena e giochi di luci fichissimi!!).”

Su Il tallone d’Achille del Kathakali di Mario Barzaghi/Teatro dell’Albero
“Bellissimo. Un momento di pura poesia. Non c’è altro da dire.”
“Indescrivibile, semplice, chiaro, pulito, d’impatto. Senza oggetti di intralcio, il giusto. Ho provato un senso di tranquillità, di pace interiore ed esteriore durante tutto lo svolgimento dello spettacolo, nonostante fosse per me qualcosa di assolutamente nuovo e sconosciuto, ho capito il senso di questo tipo di teatro, di queste performance di movimento continuo. Di quello che serve e di come questo funzioni più di tanti altri spettacoli.”

Su Amleto Fx di Vicoquartomazzini
“Molto interessante, mai banale, mai noioso. L’inizio è stato fortissimo. Diverse immagini stupende, chiare, significative. Il dialogo con Ofelia è stato meraviglioso. Idea molto originale. Mi ci sono sentita davvero trascinata dentro. Mi ha dato tanto. Poi lui piacevolissimo, disponibile. Bello bello. L’unica parte pesante è stata quella in cui l’attore faceva i due personaggi con le voci diverse: è stata troppo lunga e ripetitiva.”
“Sapevo che sarebbe stato uno spettacolo che mi avrebbe lasciato tanto e infatti così è stato. Ho seguito, con interesse, con piacere, con curiosità l’intero spettacolo, senza mai perdermi o distrarmi. È riuscito a trasmettere ciò che voleva dire, nonostante molti argomenti siano stati recitati in maniera del tutto comica. Ogni singolo oggetto é stato giusto, e usato nel giusto. Nulla era fuori posto o eccessivo, lo stesso per il suo modo di recitare i vari personaggi erano tutti giusti al momento giusto, non sono mai stati troppo tenuti a lungo o eccessivi. La sua voce mi ha fatto venire i brividi, si li ho avuti durante tutto lo spettacolo, le luci hanno completato tutto. Luci giuste, particolari, che rendevano tutto come fosse un sogno, qualcosa di non reale lì per lì. Per quanto riguarda invece il senso, ciò che realmente doveva uscire da quel teatro é stato secondo me assolutamente profondo, perché alla fine siamo tutti uguali e tutti ci troviamo in questa realtà tecnologica, tutti siamo riusciti a capire ciò che ci ha voluto dire, a immedesimarci. Monologhi profondi, intensi, fin troppo personali da diventare di tutti.”
“È stato molto bello ed era pieno di cultura pop che è sempre divertente! Ma aveva qualcosa in fondo che non mi ha convinto! Era bello, ma privo di carattere! Mancava quel non so che…”
“Spaccoso. É stato bello che abbiano inserito citazioni qua e là (anche perché ammettiamolo, riconoscerle e associarle ti fa sempre sentire un fico!). Mi é piaciuta questa rivisitazione moderna, sia dei testi che degli oggetti. Il teschio sul computer é stato fortissimo :’) ci sono stati momenti in cui mi sentivo malissimo, sicuramente ho empatizzato (passatemela) il suo dolore. Il discorso con Ofelia mi ha strinto lo stomaco. L’ho trovato pieno. E niente lasciato al caso, l’unica cosa che rimprovero é la scena in cui interpretava i due omini, troppo lunga e non completamente comprensibile (per me eh). Bé chiuderò dicendo che mi stavo per pisciare addosso quando ha fatto Kurt Cobain. Davvero. Non credevo sarei sopravvissuta alle risate. Anche se li per lì non avevo capito perché avesse deciso di inserirlo (così come Marilyn).”

La Konsulta con Vicoquartomazzini

La Konsulta con Vicoquartomazzini

Su L’ombra della sera di TEATRO PERSONA
“A me la danza dà tanto. Mi ha commossa moltissimo, soprattutto la parte iniziale e quelle parole sottovoce di cui a stento riuscivo a cogliere qualcosa pronunciate dalla madre. Stupendo. Penso però che avesse troppa roba in scena. Di alcune cose si poteva fare a meno. Ha usato poco gli oggetti, che avrebbe potuto rendere più significativi. Alla fine penso bastassero i vestiti e le luci ad identificare i diversi personaggi. Il momento in cui muoveva la schiena in piedi sulla sedia è stato stupendo. Anche la musica e i momenti di silenzio. Significativo.”
“Meraviglioso. Il non esserci dialogo di nessun tipo (neppure con se stessa, se non in alcuni silenziosi momenti) lo ha reso più efficace che mai. É stata carina da morire nella scena iniziale, e di una triste, ma stupenda tenerezza nel momento in cui usava le scarpe. L’ultima scena é stata di una forza incredibile. Quella schiena toglieva il fiato, era erotica ed extraterrestre. Mi sono come sentita trasportata in un altro luogo di un altro universo. Non era davvero una schiena. Figo figo figo! Lei bellissima e bravissima!”
“Ho provato forti emozioni, mie, durante l’intera performance. Penso sia stato davvero qualcosa di forte, intenso, quasi inesistente. È riuscito a darmi tanto, soltanto attraverso il movimento del corpo, il cambio di abiti, e i piccoli oggetti che davano quel qualcosa in più allo spettacoli; forse alcuni di questi li avrei lasciati, ma nel complesso tutto è riuscito ad arrivare, a prendersi le mie emozioni e i miei sentimenti. La scena iniziale e quella finale mi hanno commosso, commosso perché quei movimenti, quelle luci, e quella musica insieme sono stati il trio per far si che questo spettacolo si concludesse nel modo migliore.”
“Non ho ben capito la prima scena, dove lei andava dietro le quinte e queste la risputavano fuori! Fantastica la scena in cui sembra che stia modellando della creta sopra al comodino, andava così veloce che mi sembrava quasi una scena registrata e fatta andare avanti veloce! La scena della schiena è stata surreale! Bellissima la scena delle scarpe, ma ho trovato molto commovente quando si è trasformata in una vecchia e che parlava da sola! Forse perché mi ricordava mia nonna, forse per la consapevolezza che mi ritroverò anch’io un giorno vecchia e sola, ma mi sarei messa a piangere!”

Il gruppo (quasi) al completo - foto: Chiara Ferrin

Il gruppo (quasi) al completo – foto: Chiara Ferrin

“Teatro sospeso”: il 9 maggio un focus sulle reti e i coordinamenti promosso da Andante

Trasparenze / Festival è l’occasione per parlare di Teatro e far parlare il Teatro con la voce degli addetti ai lavori, degli studiosi e il contributo delle istituzioni e del pubblico. Nascono così gli appuntamenti di “Tetro sospeso” a cura di Silvia Mei nel grande foyer en plein air del Parchetto San Giovanni Bosco l’8-9-10 maggio.

In particolare il 9 maggio avrà luogo una giornata promossa dal Coordinamento Andante di Modena, del quale Trasparenze e il Teatro dei Venti fanno parte insieme ad altre realtà teatrali della città (Peso Specifico Teatro con la rassegna Margini; Amigdala con il festival PerifericoDrama Teatro con La corsa di fuochi; e la Cooperativa Il Girasole).Teatro Sospeso Trasparenze

9 maggio ore 10.00/17.00 – TEATRO SOSPESO // RETI E COORDINAMENTI
Giornata promossa dal coordinamento Andante di Modena

Consulenza e cura di Silvia Mei

ore 10.00
Saluti istituzionali

Gianpietro Cavazza, Assessore alla Cultura – Comune di Modena
Massimo Mezzetti, Assessore alla Cultura – Regione Emilia Romagna
Romano Madrigali, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

ore 10.30
Apertura dei lavori

Antonio Capasso, rappresentante coordinamento Andante (Modena)
Introduce e coordina Silvia Mei

ore 11.00
Presentazione network e coordinamenti ospiti
Andrea Fronzoni / In_Ocula, direzione artistica di WAM! (Faenza)
Gianni Farina / Menoventi per E-production
Selina Bassini, coordinamento Regione ER Anticorpi e network nazionale Anticorpi XL
Massimo Carosi, coordinatore di Danza Urbana XL – azione del network Anticorpi XL e coordinatore di H(abita)t – Rete di spazi per la danza
Elena Lamberti, coordinatrice nazionale progetto C.Re.S.CO e ufficio stampa ZTL-PRO
Marina Visentini per Associazione Être – Esperienze teatrali di residenza
Davide D’Antonio per CIRCLE – Circuito lombardo europeo per lo spettacolo dal vivo

ore 12.00
Tavola rotonda

ore 13.00
Chiusura dei lavori con Agostino Riitano (cultural manager)

ore 14.30 – 17.00
Sessione Rete Critica
– Presentazione del volume Nobiltà e miseria: presente e futuro delle residenze creative in Italia. 2013, primo movimento (ed. L’arboreto, 2015) con i due curatori Fabio Biondi (L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino) e Gerardo Guccini (Università di Bologna).
– Presentazione del secondo numero della rivista del Coordinamento Teatro carcere Emilia RomagnaQuaderni di Teatro Carcere (ed. Titivillus, 2014) con Cristina Valenti (Università di Bologna) consulente scientifica del coordinamento Teatro Carcere e Stefano Tè / Teatro dei Venti.
– Anteprima degli e-book Rete Critica con Maddalena Giovannelli / Stratagemmi e Roberta Ferraresi / Il tamburo di Kattrin.
Coordina Roberto Rinaldi / Rumor(s)cena

COMUNICAZIONE ingresso spettacoli in Carcere

Carcere Sant'Anna Modena

Comunichiamo agli spettatori prenotati per gli spettacoli presso la Casa Circondariale di Modena (“Stasera sono in vena” del 7 maggio e “Ulisse” dell’8 maggio) che siamo ancora in attesa delle autorizzazioni ufficiali da parte della Direzione del Carcere.

Non appena le avremo ricevute vi contatteremo tramite gli indirizzi e-mail dai quali ci avete scritto e vi forniremo tutte le indicazioni utili per l’ingresso.
Sarete ricontattati anche nel caso l’autorizzazione fosse negata.

Avvertiamo che per un accesso più agevole e senza intoppi sarà necessario avere a portata di mano il documento di identità (per i giornalisti il tesserino di iscrizione all’Ordine).
Si consiglia di presentarsi all’ingresso del Carcere soltanto con gli oggetti strettamente necessari. Borse, cellulari e altri oggetti dovranno essere lasciati negli appositi armadietti.

Per l’acceso al luogo di spettacolo il pubblico sarà sottoposto ai controlli di rito.

Una navetta partirà dal Teatro dei Segni (via S.G.Bosco, 150) alle ore 17.30.
li spettatori che decideranno di recarsi autonomamente alla Casa Circondariale di Modena dovranno arrivare entro le ore 17.45.

Ci scusiamo per l’attesa e vi ringraziamo per la pazienza.

TEATRO SOSPESO 8-9-10 maggio, pensare e produrre teatro oggi

Teatro sospeso
Ideazione e cura di Silvia Mei

8-9-10 maggio – incontri
Parchetto San Giovanni Bosco, via San Giovanni Bosco 150 (Modena)

A Napoli esiste la pratica del cosiddetto “caffè sospeso”, un gesto solidale per cui si offre a un bisognoso sconosciuto il piccolo ristoro di una tazzina di caffè.
Il Teatro sospeso intende promuovere una medesima pratica umanitaria, giocando sul doppio senso del termine “sospeso”, visto che di incontri, testimonianze e simposi intorno al fare e organizzare teatro si tratta.
Per tre giorni, nel grande foyer en plein air ritagliato nel Parco San Giovanni Bosco, la pausa pranzo e una parte del pomeriggio prima degli spettacoli del festival saranno dedicate a incontri con addetti ai lavori (studiosi, critici, operatori, artisti), appassionati e liberi spettatori intorno alle forme contemporanee della creazione e produzione di teatro.
Il modello è quello del “convito”: una mensa in cui convivere e condividere cibo e pensieri, toccando le differenti operatività del pensare e produrre teatro oggi.

Parchetto san Giovanni Bosco ModenaI PROGRAMMI COMPLESSIVI

Venerdì 8 maggio (h 14-17) // SCENA ANNI ZERO
Sguardi plurali e prospettive critiche saranno convocati per penetrare i linguaggi e le estetiche della nuova scena grazie a due speciali osservatori del teatro contemporaneo: Laura Gemini (Università di Urbino Carlo Bo e autrice del blog Incertezza creativa) e Matteo Torterolo (curatore del programma Apache – Teatro Litta, Milano). Un’occasione per approcciare il teatro anni Zero cercando di comprenderne forme e funzionamenti attraverso interazioni sociali, dinamiche culturali e nuove tendenze in atto.

Sabato 9 maggio (h 10-17) // RETI E COORDINAMENTI
Una tavola rotonda dedicata a forme e pratiche di network e coordinamento fra soggetti e progetti artistici sul territorio nazionale (C.Re.S.CO, ZTL-PRO, Anticorpi XL, Associazione ÊTRE, CIRCLE), con uno speciale ritaglio su alcuni virtuosi prototipi organizzativi presenti in Emilia Romagna (E-production, WAM!, Anticorpi, H(abita)t). La giornata, promossa dal coordinamento Andante di Modena, ospiterà anche una sessione di Rete Critica, coordinata da Roberto Rinaldi di Rumor(s)cena, con la presentazione di volumi dedicati (Nobiltà e miseria: presente e futuro delle residenze creative in Italia, ed. L’arboreto, 2015; e il secondo numero della rivista del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna “Quaderni di Teatro Carcere”, ed. Titivillus, 2014) e di iniziative editoriali espressioni di network di settore, quali gli e-book monografici promossi da Rete Critica intorno agli artisti e alle compagnie vincitrici del relativo premio.

Domenica 10 maggio (h 14-15) // DIECI ANNI DEL TEATRO DEI VENTI
Il festival si chiude con un inizio, ovvero col primo dei vari festeggiamenti che scandiranno l’anno del decennale del Teatro dei Venti, ricorrenza sotto il cui segno si svolge questa edizione di Trasparenze. Stefano Tè e Silvia Mei (autrice del volume dedicato alla compagnia) anticiperanno il progetto editoriale che racconta la storia del gruppo mentre membri storici e giovani affiancatori saranno convocati per portare un contributo critico alle pratiche sociali ed esperienze artistiche del Teatro dei Venti.
Silvia Mei opera da indipendente nella cultura teatrale contemporanea esprimendo il rigore militante e l’affiancamento artistico nel doppio profilo di studiosa e curatrice d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Pisa, è docente alla Scuola del Teatro Stabile di Torino e co-curatrice della Scuola per lo spettatore dell’Arena del Sole di Bologna. Collabora con diverse realtà festivaliere, tra cui Trasparenze, fin dalla sua prima edizione, e Ipercorpo (Forlì).